Che cos'è il konjac

Una pianta che in Giappone si mangia da secoli, e la fibra che se ne ricava. Da lì arriva tutta la nostra pasta — e da lì arrivano anche i numeri che leggi in etichetta.

Il konjac è una pianta asiatica, coltivata soprattutto in Giappone, Cina e Corea. Non se ne mangiano le foglie né la radice: si usa il cormo, un fusto ingrossato che cresce sottoterra. Essiccato e macinato dà una farina, e da quella farina si ottengono il konnyaku, il panetto compatto, e gli shirataki, i fili sottili che in giapponese si chiamano «cascata bianca».

Perché il konjac è così speciale

Quattro ragioni per cui una pianta asiatica è finita in un piatto di pasta italiano.

Numeri alla mano

Il glucomannano non viene digerito come l'amido: per questo in etichetta conta come fibra, e non come carboidrato.

100 g di shirataki cotti contengono 28 kcal, 0,5 g di carboidrati e 13 g di fibre. Una porzione da 180 g cotti fa circa 50 kcal.

È per questo che si inseriscono facilmente in regimi low carb e chetogenici.

Se segui una dieta

Ricca di fibre

Il glucomannano è una fibra solubile: in acqua forma un gel, ed è quel gel a dare struttura a shirataki e risino.

Tutte le nostre paste sono ricche di fibre: da 13 a 20 g per 100 g di prodotto cotto, su un riferimento di circa 25 g al giorno per un adulto. Nei rigataki e nelle penne il konjac è affiancato da altre fibre vegetali.

Cosa hanno stabilito gli studi, e cosa l'EFSA ha autorizzato e respinto, è poco più sotto.

Quante fibre, e quali

Pochi ingredienti

Tre o quattro ingredienti per prodotto. Shirataki e risino: farina di konjac, amido di tapioca, due correttori di acidità. Rigataki: fibre vegetali (di frumento), farina di konjac e di soia. Penne: semola di grano duro, fibre di frumento e avena, farina di konjac.

Ogni ingrediente è in etichetta e nella pagina Qualità, prodotto per prodotto.

Ingredienti e valori

Gustosa

È la domanda vera: ma è buona? Ogni forma ha la sua consistenza: dagli shirataki, lunghi e sottili come spaghetti, alle penne di semola di grano duro.

Regge tanto i sughi della tradizione italiana quanto la cucina asiatica, e si cuoce come la pasta: 10–15 minuti in molta acqua, poi in padella con il condimento.

Che cosa cucinare

Le indicazioni sulla salute riportate in questa pagina sono quelle autorizzate dal Reg. UE 432/2012 per il glucomannano. Per qualsiasi scelta alimentare legata a una condizione medica il riferimento resta il tuo medico o nutrizionista.

Le prove, in chiaro

Che cosa sappiamo del konjac, e chi lo ha stabilito

Il konjac è una pianta asiatica, e la fibra che se ne estrae si chiama glucomannano. In Europa quello che si può dire di un alimento non lo decide chi lo vende: lo decide un registro pubblico, alimentato dalle valutazioni dell'EFSA. Qui trovi che cosa è stato messo alla prova, che cosa ha superato l'esame e che cosa no.

Le indicazioni che non trovi scritte su questa pagina sono state studiate. Semplicemente, non hanno superato la valutazione — e allora non le scriviamo.
Redazione nutrizionale ZenPasta

Una pianta, non un cereale

Il konjac è Amorphophallus konjac, una pianta della stessa famiglia del calla. La parte che si mangia è un cormo: un fusto ingrossato che cresce sottoterra, non una radice e non un tubero come la patata.

Arrivò in Giappone dalla Cina intorno al VI secolo. Oggi la sola prefettura di Gunma produce oltre il 90% del konjac giapponese, e lo coltiva dal Cinquecento. Il cormo viene essiccato e macinato in farina; la farina si disperde in acqua e si fa rapprendere con un alcalino, di solito idrossido di calcio. Nasce così il konnyaku — e, tirato in fili, lo shirataki, «cascata bianca».

Perché in etichetta i carboidrati sono quasi zero

Il glucomannano è una lunga catena di due zuccheri, mannosio e glucosio, uniti da legami di tipo beta-1,4. È un dettaglio di chimica con una conseguenza molto concreta: gli enzimi digestivi umani non sanno rompere quei legami.

La catena attraversa quindi l'intestino tenue senza essere assorbita e viene fermentata più avanti dalla flora intestinale. Il numero che leggi in etichetta — 0,5 g di carboidrati per 100 g di shirataki cotti — non è un effetto: è la conseguenza diretta di quella struttura.

La fibra più viscosa che si conosca

Le molecole di glucomannano sono enormi — fra 200.000 e 2.000.000 di dalton — e trattengono molte volte il proprio peso in acqua. È la fibra alimentare a più alta viscosità che si conosca, e forma un gel già intorno all'1% in acqua. È questo, e non la farina, a dare struttura alla pasta.

La stessa proprietà ha un risvolto che preferiamo raccontare: nel 2003 l'Unione Europea ha vietato il konjac (E 425) nelle caramelle gelatinose monodose, perché un gel sodo di quel formato, ingoiato intero, è un rischio di soffocamento. Una pasta reidratata, scolata, cotta e mangiata con la forchetta è un'altra cosa — ma il motivo del divieto è reale, ed è lo stesso motivo per cui le avvertenze qui sotto esistono.

È sicuro? Le tre domande che ci fanno più spesso

Risposte brevi, senza promesse. Per tutto il resto c'è la pagina delle domande frequenti.

Devo bere più acqua?

Sì, come con ogni alimento ricco di fibre. Il glucomannano assorbe acqua e forma un gel: è quello che dà consistenza alla pasta.

Il prodotto cotto è già idratato, ma conviene accompagnare il pasto con acqua. Chi ha difficoltà a deglutire deve mangiare con calma e con abbondante acqua.

Posso mangiarlo ogni giorno?

È un alimento, non un integratore. Contiene da 13 a 20 g di fibre per 100 g cotti, su un riferimento di circa 25 g al giorno per un adulto.

Se oggi mangi poche fibre, aumenta gradualmente: un cambio brusco può dare gonfiore nei primi giorni, con qualsiasi fibra.

Prendo farmaci o ho una condizione medica

Le fibre solubili possono cambiare i tempi con cui l'intestino assorbe quello che mangi, farmaci compresi.

Se segui una terapia, hai il diabete o sei in gravidanza, chiedi al tuo medico o al tuo nutrizionista prima di cambiare la tua alimentazione. Non possiamo rispondere noi al posto loro.

Glutine, cottura, conservazione e certificati: le risposte sono nelle domande frequenti e nella pagina Qualità e certificazioni.

Shirataki di konjac secchi

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